Uscire dal proprio cortile con black&Black e intraprendere un lungo viaggio non significa soltanto cambiare luogo. È un percorso complesso, fatto di riflessioni, salite e discese, in cui non è possibile sbagliare strada. Un cammino fluttuante, capace di mettere in discussione certezze e linguaggi.
È proprio lungo questo tragitto che ho incontrato Anime senza voce, un evento internazionale di arte contemporanea contro l’abuso minorile. Di fronte a un tema così delicato e doloroso, ho sentito immediatamente la necessità di raccogliere una sfida interiore e artistica.
Dalla testimonianza all’opera
A differenza del mio abituale modo di fotografare, per partecipare all’evento ho dovuto seguire un regolamento preciso. Ogni artista riceve la testimonianza, sotto forma di lettera, di una persona che durante l’infanzia ha subito un abuso. Da quel racconto deve nascere un’opera.
Il progetto black&Black si è così adattato a una narrazione diversa, appartenente a qualcun altro, ma capace di attraversare ogni gesto e ogni scelta: il mio fotografare, il mio modo di raccontare il nero, la macchina fotografica intesa soltanto come strumento per costruire immagini.
Questa volta la narrazione si sviluppa attorno a due concetti: il tempo, ridotto al suo istante minimo, e lo spazio, che progressivamente si riempie di un nero assoluto.
Raccontare senza mostrare
Poiché l’evento non ammette immagini esplicite, ho scelto di interpretare la testimonianza attraverso simboli, suggestioni e contrasti. Il risultato è una narrazione visiva che non descrive direttamente l’abuso, ma ne evoca il peso, il silenzio e le conseguenze.
In un progetto dedicato alla sensibilizzazione contro la violenza sui minori, le emozioni devono essere autentiche e intense. Non è possibile addolcire il racconto, né proteggersi dietro scorciatoie visive. Un tema così forte richiede uno sguardo altrettanto radicale.
Per l’ennesima volta mi metto in gioco e mi espongo. Ma questa volta lo faccio partendo da una testimonianza che non è mia, cercando di rispettarne la sofferenza e trasformarla in una forma capace di parlare.
Perché anche il silenzio può diventare immagine. E, quando trova il coraggio di mostrarsi, può finalmente dare voce alle anime che voce non hanno.